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Una discesa nel Maelström

Credo che Dan Browne sia a Capo del Mondo, Giacobbo è la mente di tutto, Grillo fa il lavoro sporco e Leo Zagami scrive i libri con cui i caldarrostai avvolgono i marroni.

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La rete fa emergere personaggi opachi e inquietanti, come se gli tsunami della politica creassero maelstroem ai cui lati si vada a poco a poco formando un vero e proprio continente oscuro, pieno di spazzatura, raccolta dalle correnti di tutti gli oceani, in un mondo che si avvicina velocemente allo spazio zero.
Ne avevo scritto più di un anno fa, in relazione ad un panel metapolitico alla Social Media week di Torino con Michele di Salvo e Giovanni Scrofani, il panel si chiamava ìil lato oscuro della rete e nel mio post avevo paragonato il fenomeno al Pacific Trash Vortex.

Come mai questo fenomeno si manifesta in modo così frequente e puntuale proprio grazie a quella tecnologia illuministica e iluminata che è Internet, il protocollo tcp-ip e i device che ci rendono tutti connessi in una intelligenza collettiva 24/7 ?

Ultimamante trovo ripugnante ma allo stesso tempo pieno di fascino questo interrogativo.
Le risposte possono essere date da molteplici punti di vista, Michele di Salvo ne ha dato risposte partendo da presupposti politici e sociologici, Giovanni Scrofani, da interpretazioni siituazioniste e dalla dinamica dei gruppi.
Esiste una crisi identitaria, un deficit di assessment da cui, tanto come singoli, quanto come organizzazioni, non sappiamo più quali siano i benchmark su cui valutare il nostro senso, il senso lineare, il buon senso, il senso della nostra profonda narrazione interiore.
Qualcuno tempo ha aperto il vaso di Pandora della de-valutazione che ha spazzato via le idee forti, ideologie e tradizioni e le ha sostituite con pezzi variopinti per lo più di plastica o di silicio, trasmutanto l'idea di progresso in velocità e quella di Bene in consenso.
Nel nostro inconscio collettivo questo cambiamento si è tramutato in un senso di colpa verso il percorso che a livello superficiale abbiamo definito modernità, ma che collide con quell'ambito di regole di autopreservazione del singolo, del sè e della specie.
il nostro pensiero inconscio fa emergere la rappresentazione della paura digitale in questo trash vortex nel centro dell'oceano digitale.

Il consumo digitale, consumo limbico per eccellenza, introverso e autoreferenziale, che rafforza le abitudini, invece di crearne di nuove, che manipola se stesso, invece di rendersi libero, ricco di tossine e scarso di ossigeno alla fine produce i suoi fantasmi.

L'inconscio digitale, purtroppo per noi, ricorda tutto e lo deposita in quel l'immenso continente di spazzatura elettronica.

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El sueño de la razón produce monstruos

Francisco Goya - acquaforte

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